Ciò che
rende straordinaria ed unica ciascuna vita umana è l’indescrivibilmente
infinito universo di pensieri ed emozioni che ne costituisce patrimonio
esclusivo. Tuttavia, ogni universo umano è un granello di sabbia nella
infinita schiera delle generazioni. Nella mia personale, piccola storia,
il 2005 è un anno particolare: ricorre il trentennale della mia
"scoperta" dei Pink Floyd, grazie a ripetuti ascolti
radiofonici dell’intera "Shine on You Crazy Diamond",
"Welcome to the the Machine", "Have a
Cigar", "Wish You Were Here", dall’omonimo
LP appena uscito, in programmi come "Supersonic" e "RadioDue
21:29", allora uniche trasmissioni dell’ente radiotelevisivo di
Stato dedicate al rock (tantissime rispetto al nulla odierno).
Il mio
2005 è diventato un anno straordinario, di quelli da raccontare a figli
e nipoti e, nell’immediato, a parenti ed amici, il 27 e 28 aprile
scorsi a Milano, allorquando e laddove
ho potuto stringere la mano,
parlare, porgere un dono, addirittura intervistare (per 40’) Nick Mason, il batterista dei Pink Floyd, ovvero un quinto dell’ensemble
artistico che ha profondamente ed indelebilmente segnato la mia
esperienza esistenziale ed intellettuale! È stata, quella, la
realizzazione di un sogno.
Chi me l’avrebbe
mai detto nel 1975, appena tredicenne, che un giorno avrei avuto un
incontro ravvicinato del terzo tipo con uno di quegli eroi senza volto,
alieni dell’ultramondo fautori di musica dell’ultramondo?
Chi me l’avrebbe
mai detto nel 1990, quando insieme con Pino Bruno ed Antonio Palumbo
cominciò la meravigliosa avventura del Pink Floyd Fan Club che
un giorno quella grande famiglia, vera, fatta di carne ed ossa, di
volti, di cuori pulsanti all’unisono, avrebbe condiviso tutta insieme
lo straordinario momento dell’incontro con l’alieno Nick Mason sul
palchetto della Feltrinelli in piazza Piemonte a Milano?
Chi me l’avrebbe
mai detto nel 1991, quando iniziarono le pubblicazioni di Cymbaline,
che un giorno avrei potuto parlare di quel giornale, ovvero del frutto
della mia/nostra passione per i Pink Floyd, donarlo sotto forma di due
voluminosi libri, ad un Pink Floyd, vederglielo sfogliare per riceverne
un immediato "Oh, I know it" (Oh, lo conosco) - "Do
you know it?!" (La conosci?!) - "Yeah, I know it but I’d
never seen it" (Sì ma non l’avevo mai visto)?
Parafrasando
un titolo tra i migliori della bibliografia pinkfloydiana, è un sogno
che si è realizzato, un sogno in technicolor. Ed è stato bellissimo
che si sia realizzato in età matura, con piena consapevolezza e
razionalità, senza i fumi dell’isteria adolescenziale, perdipiù
condividendolo con i carissimi amici del Pink Floyd Fan Club.
A
proposito, come già in tante altre occasioni, è stato straordinario:
una grande famiglia, vera, fatta di carne ed ossa, di volti, di cuori
pulsanti all’unisono, che alla Feltrinelli ad un certo punto è
divenuta entusiasticamente padrona del palco e forse ha anche abusato
della pazienza di Nick Mason! Un vero Club, fatto di Soci veri, non come
altri presunti club che si millantano tali e che, scopri scopri, sono
solo la fumosa proiezione della vanità e della presunzione di singoli
individui. Rimarrà indelebile nella memoria, ma non troverò mai le
parole giuste per descriverlo a figli e nipoti, parenti ed amici, il
groviglio di emozioni che pervase me, Maurizio Carminati e Giulio
Cozzuto, durante ma anche dopo l’intervista esclusiva che mi concesse
Nick Mason la mattina del 28 aprile.
Provo a descriverlo: non ho mai
provato quella sostanza, ma all’uscita dall’hotel Manin eravamo in
pieno trip da LSD; ci chiedevamo: ma è tutto vero?; ce ne andammo nel
bellissimo parco di piazza Cavour, lì a due passi, per smaltire quell’autentica
sbornia da viaggio interstellare. Ma è stato bellissimo
condividere con due Soci, due amici, due appassionatissimi, un momento
così straordinario ed unico. Così come è stato meraviglioso salire
per primo sul palco della Feltrinelli ad attendere l’arrivo di Mason,
in rappresentanza di Cymbaline, del
Pink Floyd Fan Club e
di tutti i Soci lì presenti ed assenti: a tutti un sincero e
sentitissimo grazie, lungo 15 anni, gli anni del Fan Club e di Cymbaline,
per avere condiviso con me questa meravigliosa avventura culminata nell’incontro
con Mason. Insieme abbiamo messo another brick in the history,
come recitava uno striscione che campeggiava sugli spalti dello stadio
Flaminio nel 1988 in occasione del gig romano del "Momentary
Lapse" tour. Altri mattoni metteremo insieme: grazie, amici del
Pink Floyd Fan Club; grazie Nick Mason; grazie Pink Floyd.
Carlo Maucioni
… see you to the
next update… SHINE ON!