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ROGER WATERS A
BBC RADIO 4 PER LANCIARE IL TOUR EUROPEO.
ECCO
L’INTERVISTA
Roger
Waters suonerà dal vivo in Europa il prossimo anno il classico doppio
album dei Pink Floyd "The Wall". Porterà lo spettacolo in più di 25
città, fino al mese di giugno del prossimo anno, compresi i concerti
alla O2 Arena di Londra e Manchester. L'album è stato rappresentato
l'ultima volta a Berlino nel 1990. Le date europee seguiranno il tour in
Nord America che comincia a settembre. Il creatore dell'album Roger
Waters ne spiega la genesi, perché lo fa rivivere e rivela un'offerta
per tornare insieme con i vecchi colleghi dei Pink Floyd.
Che cosa ispirò The
Wall?
Allora, quando ero
relativamente giovane, c'erano determinate cose nella mia vita che mi
rendevano pieno di paure e di conseguenza avevo la tendenza a celarmi
dietro comportamenti aggressivi. The Wall nacque come opera
essenzialmente autobiografica incentrata su temi e sentimenti centrali
nella mia vita.
Perché eri un
giovane impaurito?
Credo perché avevo
perduto mio padre quando avevo pochi mesi di vita [durante la seconda
guerra mondiale]. Crebbi in un contesto tutto al femminile non in grado
di occuparsi di me e mio fratello. Sono cresciuto trascinandomi dietro
un senso di colpa come un pesante fardello. Forse mi ritenevo
responsabile della morte di mio padre. Sono sicuro di questo. Sognavo
spesso di aver assassinato qualcuno e di essere sul punto di scoprirlo.
Tutto questo fino ai 40 anni circa, quando improvvisamente capii il
senso di quel sogno. Dicendo queste cose non voglio gettare fango su mia
madre e sulle mie zie; mia madre ha fatto tantissimo per crescere da
sola due ragazzini dopo la seconda guerra mondiale.
Fu facile scrivere
l'album?
La scrittura dell'album
fu relativamente diretta. Il trucco spesso sta nell'avere un momento di
riflessione. Per me quel momento consistette nel capire perché, dopo un
po' di anni di successi con i Pink Floyd - in quel momento stavamo
portando in tournée Animals - cominciavo a disaffezionarmi. Scoprii di
essere arrabbiato con il pubblico. Non capivo perché. Poi avvertii un
estremo sentimento di alienazione nei confronti di quelle centinaia di
migliaia di persone, tutte intente a consumare birra, a gridare e ad
urlare. Così, all'improvviso, mi venne l'immagine visiva di un'arena con
un muro tutt'intorno e una band che ci suonava dietro. Adesso mi fa
sorridere il ricordo di questo pezzetto di carta con quel disegno ed il
pensiero che fosse una grande idea. Cominciai a parlarne con gli altri
del gruppo e ovviamente tutti pensarono che fossi completamente pazzo.
L'elemento centrale
dello spettacolo e del tour è il muro che viene progressivamente
costruito e abbattuto. Qual'è l'idea dietro questa trovata?
La redenzione sta nella
distruzione dei muri che ci circondano, sia come individui sia come
nazioni. È la paura che costruisce i muri, è la paura che è generata e
sostenuta in noi dai nostri governanti. La paura fa sì che siamo più
facilmente controllabili se altre persone ci fanno paura.
Stai utilizzando The
Wall per rendere onore ai caduti in guerra, giusto?
Attraverso il sito web
abbiamo raggiunto le persone che hanno perduto persone care in guerra,
sia soldati che civili. Vorrei avere una maggiore risposta dal Medio
Oriente e dintorni. Sembra del tutto appopriata l'utilizzazione delle
immagini di questi caduti nelle proiezioni durante lo spettacolo per
pervenire al tema centrale dell'opera che è l'individuo, la vita
dell'individuo, la famiglia dell'individuo e la vita della famiglia, non
le linee sulle mappe o il petrolio sottoterra. Capisco il dolore
provocato dalla morte dei caduti in guerra. L'immagine di mio padre sarà
sempre sul muro ad un certo punto dello spettacolo.
Perché riporti in
scena questo spettacolo?
Sul finire del secolo
scorso decisi di rituffarmi nel mondo delle tournée rock.
Nel
2006 e 2007 feci una tournée con The Dark Side of the Moon.
L'anno scorso pensavo:
'E adesso che faccio? Mi dò al golf, al giardinaggio o alla politica
oppure ho ancora voglia di fare tour? Ho 66 anni.' Pensai di voler fare
un altro tour. E amo lavorare. Certamente continuerò a lavorare ma non
so se farò altre grandi tournée. La mia compagna mi disse: 'Se vuoi
andare di nuovo in tour, devi fare The Wall. La gente vuole quello.’
Stai facendo capire
che questo potrebbe essere il tuo tour d'addio?
Non andrei così
lontano, ma potrebbe essere. Non saprei che cos'altro fare. Nel 2011
rappresenteremo ancora l'opera Ça Ira in cinque città nel sud del
Brasile. È una cosa che mi sta molto a cuore. Dunque c'è sempre qualcosa
da fare.
Perché questo è
politicamente il momento giusto per The Wall?
Quest’opera può
costituire un punto di partenza per discutere oppure un grido di guerra.
Per me e per le generazioni future sarebbe molto facile starcene seduti
ad ascoltare l'iPod e a giocare con i videogiochi e permettere che Roma
bruci intorno alle nostre orecchie. Con la tecnologia dell'informazione
adesso abbiamo la possibilità di capire le reciproche posizioni, al di
là dei confini nazionali ed ideologici. È un'opportunità che non avevamo
prima. La canzone di maggiore successo e più popolare di The Wall è
Another Brick in the Wall parte II, che ha il famoso verso "We don't
need no education". Naturalmente non intendo dire che non c'è bisogno di
educazione. È una satira. Abbiamo tutti bisogno di quanta più formazione
è possibile. I Rupert Murdoch di questo mondo terrebbero l'informazione
lontana da noi; ci riempirebbero della loro propaganda e proverebbero a
renderci bravi consumatori accondiscendenti. E questo è pericoloso e
diabolico, dal mio punto di vista. Spero che questo tour incoraggi la
gente a scoprire l'oggettività delle cose oppure a ribellarsi… non
possiamo farci prendere alla gola dalla dolcezza tranquilla dei
videogiochi. Se facciamo questo, ci cadranno tutti i denti.
Suonerai di nuovo
The Wall al Muro di Berlino?
Questo spettacolo è
progettato per luoghi al coperto. Il posto dove davvero mi piacerebbe
rappresentare The Wall e dove ho promesso di suonarlo se e quando il
muro sarà abbattuto, è Betlemme. Solo la morte mi impedirà di suonare a
Gerusalemme o Betlemme.
Non si unirà a te
nessuno dei membri sopravvissuti dei Pink Floyd. Perché?
La famiglia
Steinbrenner mi propose di fare The Wall allo Yankee Stadium. Hank
Steinbrenner mi disse: 'Perché non rimetti insieme la band per rifarlo?'
Ed io risposi: 'Bè, non credo che David [Gilmour] voglia tornare in
pista e certamente non per The Wall.' E lui: 'Perché non glielo chiedi?'
Glielo chiesi e David mi disse di no. Me lo aspettavo. E senza un
motivo. Il Live 8 [nel 2005, quando la band ha suonato insieme per
l'ultima volta] è il motivo del suo rifiuto. Fu meraviglioso e Rick [Wright,
il tastierista, morto nel 2008] allora era ancora con noi. Fu
un'esperienza straordinariamente commovente per me e se quella fu la
parola fine all'avventura Pink Floyd, così sia. Non ne sarò scontento.
Tuttavia, se ad un certo momento gli altri volessero fare qualcosa,
sarei sempre pronto ai suggerimenti. Finora non ne sono arrivati.
Intervista rilasciata a Rebecca Jones per BBC Radio 4
27 maggio 2010
traduzione di Carlo Maucioni |